City di Baricco
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Un libro e i suoi dintorni
Labcity è il risultato di un lungo viaggio dentro e intorno a City. Non aspira a rifare né a raccontare il viaggio da autore di Baricco, di per sé insondabile come ogni viaggio di ogni autore nell'intimo della propria scrittura. Non aspira neanche a dare conto del mio viaggio da lettore in un libro che costringe ogni lettore a perdersi tra gli specchi del testo, spesso alla deriva tra le le proprie personali città invisibili. Offre solo la possibilità di seguire percorsi visibili, attraverso City, nei suoi dintorni e verso l'esterno, lungo traiettorie che nascono e continuano oltre i confini della scrittura. L'idea che Baricco esprime ne I Barbari è quella di libro come nodo passante di sequenze di senso più ampie, originate e destinate altrove.
Tra le sequenze entro cui si può collocare City, mi piace che ci sia anche Labcity.
La settima stanza
Maria Teresa Di Pace
L'idea che ci si fa dei matti
Non se ne parlò più. Molti si convinsero che fosse morta. Di matti che scompaiono nel nulla ce n’è tanti.
La donna sollevò lo sguardo dal piatto.
— Lei ha figli? —, chiese.
— No.
— Perché?
L’uomo rispose che bisogna avere fiducia nel mondo per fare dei figli.
— Io in quegli anni lavoravo ancora in fabbrica. Su, al nord. Mi raccontarono quella storia, di lei, della clinica e del fatto che era scappata. Mi dissero che a quel punto la cosa più probabile era che lei fosse sul fondo di qualche fiume, o giù da qualche scarpata, in un posto in cui prima o poi un vagabondo l’avrebbe trovata. Mi dissero che era tutto finito. Io non pensai niente. Mi colpiva quella faccenda che lei era ammattita, e mi ricordo che mi chiesi di che pazzia mai poteva essersi ammalata: se girava urlando per casa, o se semplicemente se ne stava zitta, in un angolo, a contare le assi del pavimento tenendo stretta in mano una cordicella, o la testa di un pettirosso. E buffa l’i dea che ci si fa dei matti, se non li si conosce.
Poi fece una lunga pausa.
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