sala d'aspetto

Sala d'aspetto 

Storia di muse e specchi, demoni e sirene

di Maria Teresa Di Pace

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Labcity è il risultato di un lungo viaggio dentro e intorno a City. Non aspira a rifare né a raccontare il viaggio da autore di Baricco, di per sé insondabile come ogni viaggio di ogni autore nell'intimo della propria scrittura. Non aspira neanche a dare conto del mio viaggio da lettore in un libro che costringe ogni lettore a perdersi tra gli specchi del testo, spesso alla deriva tra le le proprie personali città invisibili. Offre solo la possibilità di seguire percorsi visibili, attraverso City, nei suoi dintorni e verso l'esterno, lungo traiettorie che nascono e continuano oltre i confini della scrittura. L'idea che Baricco esprime ne I Barbari è quella di libro come nodo passante di sequenze di senso più ampie, originate e destinate altrove.

Tra le sequenze entro cui si può collocare City, mi piace che ci sia anche Labcity.

Non avevo mai scritto narrativa. Poi, mentre vivevo un capitolo difficile e molto importante della storia della mia vita, ho inclinato di poco il mio specchio e ho cominciato a giocare con le piccole muse irridenti, i demoni stanchi e le sirene benevole che lo specchio rifletteva. È venuto fuori questo ritratto acquerellato e mosso di una danza macabra ballata su ritmi da musica leggera. È stato bello e coinvolgente e ancora mi stupisco di vedere un libro stampato con dentro il lavoro di quasi tre anni. Adesso le muse i demoni e le sirene se ne vanno in giro tra le letture degli amici e sui loro specchi, e io li guardo con affetto allontanarsi timidamente da me.

Maria Teresa Di Pace

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Inchiostro di mare

È giunto il momento della premiazione!
 


Abbiamo il piacere di comunicare il nome dei vincitori del primo Premio Letterario "Inchiostro di Mare" - 2020.


- Primo posto
Maria Teresa Di Pace con "Sala d'aspetto"
 

MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Il romanzo si presenta molto originale sia nella forma che nella sostanza, inserendosi in un filone realistico e onirico al tempo stesso, quasi “felliniano” in alcuni passaggi descrittivi.
La trama si presenta come un affresco a più mani di pittura, come se l’Autore scegliesse ogni volta un pennello diverso nell’illustrare il proprio pensiero adattandolo al personaggio e alle circostanze.
Pur non brillando per scioltezza narrativa, l’intero grande racconto ha una struttura elastica e intuitiva che si adatta alla perfezione al momento espositivo, seguendone pause ed effetti con i ritmi di un metronomo che aberra la perfezione meccanica.
Con una scrittura ottima e un’eccellente cura dei particolari, l’Autore riesce a tenere a sé il lettore in ogni momento narrativo, portandolo da uno stadio d’iniziale malìa a uno finale di totale appagamento.
I dialoghi sono più pensati che espressi, rispecchiando il carattere introspettivo della protagonista e adattando quelli degli altri attori del romanzo, comparse indistinte che prendono vita quando la voce narrante li porta in piena luce.
Il rapporto lunghezza/esposizione è un tantino sbilanciato, risultando un po’ più lungo del dovuto rispetto alla storia narrata, ma nell’insieme le aspettative del lettore non vengono tradite.
Interessante la scelta del titolo che dà l’idea del gioco di pensieri sulla realtà che ci circonda e che una sala d’attesa può scatenare nella nostra mente.

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